Piece of Cake, Piece of Cake
Piece of Cake, Piece of Cake

Me
Ho bevuto tanto vino
che se fossi un angelo
vedrei doppia la strada
che porta al dipinto
di un’anima,
affresco della notte
fatto di vita e morte
fatto di acqua santa e sangue
e volerei via lontano
lontano dove lo sguardo si perde
e si riconcilia con l’infinito,
lontano fra i frammenti di un sogno
e la spavalda arroganza
di chi osa guardare sempre oltre
anche quando il confine della propria ombra
cade perpendicolarmente
sotto un cielo oscuro.

Love
Prima di tutto e tutti, Silvia
Scrivere, Quando fuori piove, la notte, il silenzio
La natura, la musica, gli animali
Pochi essere umani
Me stesso, sempre

Hate
Ciò che Odi
Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo

Music
La musica che Ascolto
Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo

Books
Ciò che leggi
Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo Testo

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lunedì, 11 febbraio 2008 - In:


E' da un bel po' che non aggiorno, sì sì.
Ad ogni modo questo post è dedicato ad una persona specialissima che ultimamente si trova un po' in crisi.
Che tipo di crisi?
Difficile darne una definizione, potrei definirla come "una delle ultime crisi adolescenziali", o "la crisi del quinto anno", etc. etc.
Ci sono troppe definizione e non conosco così bene il suo problema per poterle dare un titolo esaustivo.
Cosa posso dirle però? Beh posso dirle che è una crisi che più o meno hanno passato tutti a suo tempo e che questo è del tutto normale, non deve sentirsi imbarazzata per questo.
Posso dirle che sono un pasticcione e non sono in grado di risolvere le mie crisi, figuriamoci le sue, e che quindi immagino di non riuscire a fare un granchè tra un pasticcio e l'altro.
Posso però dirle che, comunque, le starò sempre accanto e tenterò di fare tutto il possibile per darle una mano.
Posso dirle che non importa quanto possa sembrarle stupido un problema, io starò sempre ad ascoltare i suoi sfoghi e farò di tutto per tirarla un po' su.
Posso dirle che ho capito quanto le viene difficile parlare delle sue cose, come le chiama lei, e non deve averne paura.
E posso dirle anche grazie per tutto quello che fa per me e per quello che rappresenta: se mi dovessero chiedere un modello da seguire e che ammiri direi proprio il suo nome.
E non dica che è solo perchè sono innamorato di lei.
Sarebbe una delle più grosse fesserie di questo mondo :P.
Tieni duro piccola mia, vedrai che, insieme, passeremo anche questo momento.
Sono fiero di quella che sei e che stai diventando.
Ti amo..



Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


lunedì, 17 settembre 2007 - In:


Mamma mia, ci mancava la gola, uff, è insopportabile.
Tralasciando questo, non scrivevo da una vita qui.
Mancanza di tempo, per lo più.
Ed aspettavo un'occasione speciale, e cosa c'è migliore di mezzo anno insieme?
Un anno, due, tre etc etc.. ma per quelli ci saranno altri post, in futuro, ne sono sicuro.
Lei è speciale, senza girare attorno all'argomento.
E' una di quelle persone che è in grado di farti sorridere e star bene, qualsiasi cosa stia succedendo.
Poi è in grado di accontentarsi di poco (me me xD), di godere dei piccoli piaceri della vita.
Ed a proposito di vita, voglio assolutamente passarla con lei.
Lo voglio.
E se qualcuno lassù esiste, per una volta, un piccolo favore potrebbe farlo.

Auguri amore mio
Ti Amo.



Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


martedì, 24 luglio 2007 - In:


A volte le preghierine vengono esaudite, sapete?
Già, perchè a quanto pare qualche divinità mi ha ascoltato e ha fatto in modo di farmi passare un'altro week end con lei.
Tutto sto casino per un week end?
Ehmbhè? Sono innamorato seriamente, che volete.
E poi sono dei giorni speciali.
Guardandoli da una prospettiva esterna, sono dei giorni da fancazzisti dove, principalmente, ci si coccola, si guardano film, si mangiucchia (la vizio, la vizio u_u) e qualche volta si esce.
Un giro di qua e d là, insomma.
Cosa li rende speciali?
Lei, senza ombra di dubbio.
Prendete la cosa più noiosa ed ecco, immaginate di doverla fare per forza di cose.
Tremendo vero?
Se io invece mi immagino questa cosa con lei al mio fianco, beh, tutto questo non diventa poi così male, anzi.
La noia sta nella quotidianità, nel non vederla.
Ed è la prima volta che succede una cosa del genere.
Ci credo veramente.
E non ho intenzione di mollarla per alcuna ragione al mondo.
Avvertiti u_u

See you.



Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


lunedì, 09 luglio 2007 - In:


"Dico che sono innamorato di lei. Che cosa significa? Significa che rivedo il mio futuro e il mio passato alla luce di questo sentimento. E' come se scrivessi in una lontana lingua straniera che ora sono improvvisamnte capace di leggere. Senza una parola, lei mi spiega a me stesso. Come un genio, ignora ciò che fa."

Tu mi porti in un mondo tutto TUO. Nostro. E lì, per quei brevi quanto intensi attimi, la vita acquista finalmente di senso e significato. Vale la pena alzarsi al mattino e lottare, soffrire il più delle volte, se questo è ciò che si ottiene.

Grazie per farmi stare veramente bene.

Ti amo.



Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


mercoledì, 13 giugno 2007 - In:


Aria tiepida, tra i canti della festa, io, da fuori, guardo.
Più in là la gente, il chiasso che non mi distingue, dove non distinguo.
E' un Attimo, un brivido, sento compiersi l'ultimo istante della Mia Vita.
Non comprendo subito, quando i miei occhi ti incrociano in mezzo a quelle persone.
Ed è lì che sei nata: una statua di metallo, foglie e fiori di piante straziate.
E' un istante incredulo, due ore o un attimo in un pomeriggio di febbraio.
Due anime tra non so quante, qui.
La perfezione della visione richiede lacrime, ma il Tempo mi è nemico e non voglio offuscar la mia vista.
Resto ancora immobile, a farmi raccontare dal vento il profumo che porti, assopito in te.
I tuoi occhi guardano con languore verso il fondo della via e i riflessi che scendono dai lampioni di ruggine, i capelli scuri che vivono nello scirocco.
Le tue mani sfiorano, carezze, e giocano labbra sottili; non sanno di essermi, di te, memoria.
Non posso muovermi finché non appaiono le prime luci del tramonto.
Allora scivolo fino al mio letto, di casa in casa, sentendo dentro tutto il silenzio del mondo.
Il silenzio mi occupa interamente.
Questa mattina sono solo.
Resto sul letto ad occhi chiusi e sento la stanza pesante rimanere ferma, mentre mi allontano.
Non ti vedo, ma ricordo la notte e ti sussurro un bacio.
L'assenza del contatto è rinata nel solo silenzio soffuso, mi pervade, in un'eco distante dalla carezza leggera, nei miei sensi assopiti nel sogno.
La sola cosa che mi resta.
Perchè sono qui? qual è la catena che mi ferma?
Ricordo senza bisogno di guardare le striature scure del tuo iride .
Vedo la pupilla nera, ferma e aperta.
Linea retta.
Qual è la parola che manca?
Tutto si muove sfumato attorno.
I suoni crescono, le luci corrono di più, ma è solo cornice attorno ai tuoi occhi.
Parlarti, conoscerti, viverti.
Quale assurda idea?
Il contatto dura solo un attimo e poi esplode, si ricompone nella sua placida indifferenza.
Quella notte è fatta di cento attimi, forse ancora pochi per trasmetterti tutto.
Può mancare la parola?
In uno sguardo sta il fattore comune.
Se c'è contatto la realtà è la stessa, la distanza non è troppa, anche se ancora non basta a far passare l'indifferenza.
Il Tuo movimento è impercettibile e resta dimenticata ed ignota ogni carezza prima del battito, d'ali, delle tue palpebre.
Poi, d'improvviso, tutto finisce, alba di sensi nuovi a guardare questa stanza.


Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


venerdì, 11 maggio 2007 - In:


Lei ama la felicità.
Lei adora i baci sul collo.
Lei rispetta l'ambiente.
Lei ama il sole.
Lei si muove come la Primavera.
Lei con un sorriso riesce a nascondere attimi di dolore immenso.
Lei cerca sempre di dare una parola di conforto a chi vuole bene.
Lei che va fiera dei suoi valori.
Lei che mille volte ha sofferto in silenzio.
Lei che cammina sempre a testa alta anche se vorrebbe lasciarsi cadere.
Lei che appare cosi forte.....
.....Lei che in fondo è cosi fragile.
Lei che sogna il principe azzurro.
Lei che non ha mai smesso di sognare.
Lei che ha amato immensamente.
Lei che ha paura dell'Amore.
Lei che sfugge.
Lei che rincorre.
Lei che non viene capita.
Lei che viene giudicata.
Lei ch si lascia amare.
Lei che tante volte ha avuto il cuore spezzato.
Lei che gioisce se la sua amica è felice.
Lei che starebbe ore sul divano a chiacchierare.
Lei che merita e cerca il massimo.

Silvia è questo. E tanto altro.



Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


venerdì, 04 maggio 2007 - In:


E' venuto il momento di aggiornare il blog, yes.
Che dire?
La mia vita è sostanzialmente divisa in due: da una parte la settimana, con i suoi scazzi più totali dettati dal lavoro, da una macchina che devono aggiustare da due settimane, da i genitori che si sa come sono; dall'altra il week-end, dove finalmente vedo Lei.
Il "dubbio" sorge spontaneo: parlo della settimana o di Lei?
Tempo di pensarci..
Mh, sì, ho deciso.
Silvia.
E' semplicemente perfetta, almeno lo è per me.
Lunedì sono stato da lei, dato che i suoi erano usciti per lavoro e noi eravamo a casa (l'ultima mia vacanza fino ad agosto, ditemi che non è triste questa cosa ç.ç)
Sapevo che la dormigliona non si sarebbe mossa dal letto prima del mio arrivo, così sono passato in pasticceria da me e le ho preso un cabaret di pasticcini davvero buoni buoni, che sono stati la nostra colazione e la nostra merenda dopo.
Non sono adorabile? u_u
E' stata una bellissima giornata, piena di coccole ed amore.
Credo che sia da queste cose che vedi quanto stai bene con una persona.
Non voglio sbilanciarmi, apparire scontato nelle frasi, ma credo sia davvero quella giusta per me, questa volta.
Lo vedo da come mi guarda, da come sorride, da come si lascia coccolare.
Per la prima volta vedo Amore, per me, lo avverto e non lo sento più solo a parole.
C'è modo di ringraziarti di questo?
Non credo.
Io mi limito a darti tutto me stesso, ogni giorno che passa, cercando di donarti sempre più amore.
Ho solo questo da darti.
Spero basti per sempre; o almeno, che serva per farti nascere un sorriso fin quando mi permetterai di starti accanto
Ti amo e nulla potrà cambiarlo.

P.s
Domani è sabato e nuovamente,
TU.



Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


giovedì, 19 aprile 2007 - In:


Mi manchi, troppo.

E' tutto bianco e nero, qui, senza di te.



Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


giovedì, 05 aprile 2007 - In:


E se stasera ti cantassi della luna, o di qualche stella, in un insensato paragone coi tuoi occhi scuri? E se stasera restassi preso a raccontarti ogni battito del mio cuore, o di ogni cosa di cui tu sei più bella? Alla fine avrei una patetica canzone d’amore, che ti scivoli dentro, senza bagnarti di nulla.
Ripenso a parole, ripenso a sussurri, a poesie e metafore, tutte già scritte e impotenti di senso.
E lo vedo infine. Non è nato nulla di nuovo, ma solo riemerso sull’acqua un tiepido rosso. Non ti amo ne’ più, ne’ meglio di quanto tanti altri abbiano potuto amare. Vorrei poterti dare qualcosa di unico, creato per calzare la tua mano. Ma allora l’amore non basta.
Spero sia sufficiente per te. Almeno per farti sorridere.



Scribacchiato da Caim
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{ Scrivi Qui Ciò Che Vuoi }


martedì, 03 aprile 2007 - In:


TRENTA MINUTI ALLE DUE DI NOTTE.

Trenta minuti alle due di notte, le sette lune inghiottivano la foresta nel gelo e nel buio portando con sé innocente malinconia notturna. Un’ombra si aggirava per quelle terre arrancando su di un gracile bastone, sanguinando per i ricordi dei tempi che furono in cui poteva affermare, con orgoglio, di essere qualcuno.
Lastre di ghiaccio custodivano gelosamente il suo cuore racchiuso in un torace a brandelli, testimone di secoli passati nel ventre della terra a riflettere sul nulla e sull’eternità. Ogni albero soffriva al suo passaggio, ripudiandolo quasi fosse l’incarnazione della sofferenza, che con il suo nero manto imprigiona tutto ciò che incontra. I raggi lunari penetravano debolmente nel fitto fogliame, scrutando dall’alto con immensa tristezza quell’essere zoppicare avidamente aggrappato al suo sostegno.

L’acqua del mare increspata dalla brezza scrosciava e sciabordava contro alti torrioni ove stendardi in pezzi sventolavano con furia demoniaca; le ombre danzavano intorno al focolare scintillante nella notte, alimentato da animali sacrificati che gemevano di dolore nei loro ultimi infuocati respiri.
I dodici sacerdoti fissavano le fiamme eccitati e tormentati dal rituale che da poco tempo avevano avviato; accompagnati solamente dalle sinfonie del mare e dal respiro delle lune pregavano concentrati e titubanti, la raffinata seta delle loro preziosissime vesti brillava in contemplazione ed attesa. Nel mezzo dell’incanto le onde si aprirono illuminate da calde sfumature rosee per inchinarsi al sole sovrano del mattino; il calore del giorno sommerse la cittadella alimentando il fuoco in festa, divenuto imponente e temibile, adorato dalla sua dozzina di sudditi inchinati presso di lui. Il paese rinacque in festa per il grande evento: le persiane delle case vennero prematuramente spalancate da donne in giubilo, i bambini correvano vivaci per le strade mentre ricchi mercanti animavano le anguste strade di pietra.

Inciampando nei rovi e crollando a terra fra le spine ammirò l’alba, trascinandosi sommerso dal dolore dell’ultimo sole; aspre gocce di sangue segnano tutt’ora il suo passaggio sino alla fine dei tempi. Annebbiato nello sconforto proseguì il suo viaggio, lacero e moribondo.
Lentamente la rugiada si adagiò sulle sue ferite, segno di un’ultima speranza, o forse soltanto una decadente compassione per un solitario sofferente. Le rose affondavano con malizia le loro spine nelle sue magre articolazioni e il terreno sprofondava sotto i suoi passi infangando i suoi umili calzari da viaggiatore. Persino il cielo commosso dalla sua determinazione pianse fiocchi di neve che silenziosamente si distesero sull’erba, trasportando con loro candida mestizia.

Questo non bastò tuttavia a placare il focolare che sempre più avido di ossigeno sfoggiava il suo manto nella piazza, nutrendo le sue fiamme con le vite di agnelli e grassi maiali. Magiche sensazioni proliferavano per le vie e per i mercati, lacrime di gioia sui volti dei bambini e sorrisi di serenità sulle labbra degli adulti nel veder mutare il caldo mattino in un meriggio innevato e placido. Banchi carichi di spezie dagli aromi intensi e profumati, piccoli palcoscenici ove si esibivano giullari e menestrelli, musiche e danze sotto la tormenta, un saltimbanco si apprestava a mostrare le sue abilità di giocoliere. Gioia e commozione, attesa ed agitazione sollecitavano i cuori dei paesani che fremevano ansiosi di vedere il rituale a compimento, per poter così osservare con i loro semplici occhi la profezia realizzarsi. Nessuno sino a quel giorno era mai stato partecipe di un miracolo, poteva divenire il senso della loro vita, la causa di una immensa felicità, e come il sole si apprestava a tornare nella sua dimora la neve riflesse i caldi e romantici colori del tramonto, emozionando i presenti che con luce di ammirazione negli occhi scrutavano sopra le loro teste.
Giunse la sera e i migliori vitelli grassi vennero trascinati al centro della piazza con possenti corde e gettati nel fuoco, vivi, per conciliare la volontà divina mentre la prima luna saliva nella volta celeste; i sacerdoti con le vesti innevate e gli sguardi lucidi iniziarono ad esaltarsi osservando la potenza delle fiamme che sprigionavano le anime dei preziosi animali verso il cielo cupo e nuvoloso. Lentamente la tormenta divenne carica d’acqua, imperversando sui corpi dei paesani assorti in ginocchio dietro la cerchia del focolare; si spensero le fiaccole che illuminavano le pareti delle abitazioni per lasciare come unica luce il fuoco sacrificale. Lampi guizzavano all’orizzonte e immensi tuoni fecero vibrare le fondamenta di pietra delle torri di guardia, mentre il silenzio era completamente calato nei cuori degli abitanti; porte di legno e imposte sbattevano con violenza sottomesse al ruggito del vento, ma nemmeno i più piccoli infanti osavano piangere in un clima così teso come mai si era visto prima: tutti erano in attesa della conclusione di un rituale che temevano e amavano.
Mezzanotte.
Silenzio.
La luce del focolare si spense in un attimo, e in un periodo non misurabile di tempo non vi fu nulla…
Un eco lontano giunse alle orecchie dei partecipanti avvolti nel buio, un lentissimo crescendo di sensazioni tremava nelle loro vene e gelava lungo la spina dorsale.
Vibrò l’aria.
Il suono iniziò esponenzialmente ad aumentare di volume, le fiamme sprigionarono una luce abbagliante: una orrenda vampata di calore accompagnò un boato insopportabile che squarciò all’istante i timpani dei presenti crollati a terra dall’impatto; colori caldi avvolsero il cielo e la terra, il mare divenne insanguinato e disintegrò i basamenti dei torrioni con potenza brutale. Pochi fortunati riuscirono ad alzarsi nel tentativo di scappare, ma ben presto le loro membra presero fuoco, facendoli così scrosciare a terra avvolti dalle fiamme. Nessuno poteva udire quelle urla oscene che si dipanavano nell’aria, bambini in preda alle convulsioni videro le loro madri divenire cenere; le case crollarono in macerie e le mura che circondavano la cittadella esplosero in polvere.

Trenta minuti alle due di notte, la calma era tornata su quella distesa di ombre e gemiti persi nel tempo. Singhiozzante ed afflitto raggiunse le ceneri delle case, tremolante sul suo bastone; solo il grande libro della profezia era rimasto intatto, testimone della distruzione.
Afferratolo con le sue ossee dita oramai prive degli ultimi strati di carne, lo scagliò lontano con rabbia, ruggendo carico di odio. Levatosi il cappuccio e mostrando alle lune il suo cranio, si sfogò con dolore verso il cielo:

- Dannazione.. volevo donare eternità ai miei confratelli e ne ho ricavato solo distruzione. Risorgeranno ancora dalle ceneri e nei prossimi secoli restaureranno la civiltà, per poi male interpretare le mie scritture. Speravo che il ciclo perpetuo donasse vita eterna a tutti noi, e invece è solamente un’orrida condanna, racchiusa in quelle pagine per un’intuizione errata. Ho sprecato l’ultima possibilità di interrompere il rituale, tra pochi decenni anche le mie ossa si sgretoleranno nella terra mentre la mia maledizione brucerà e farà rinascere le anime di questi dannati.
Se è questo il prezzo dell’immortalità, diviene privilegio raro potersi spegnere in un riposo infinito.

Detto questo, spirò avvolto dalle polveri.



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